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Ne Il seme della notte ciò che si diffonde dai versi e si infonde nel nostro percepire è il tono bucolico, rievocazioni di dettagli sfuggiti, tenue immagini di particolari che si erano perduti. Enea Biumi ( Giuliano Mangano), tratteggia un mondo antico, apparentemente scomparso, o meglio, solo assopito e da molti obliato; con una particolare solarità, una luce intensa e limpida come acqua sorgiva, rievoca i sapori e gli odori antichi ( del pane appena sfornato, il gusto del vino novello, il salame nostrano ed il gorgonzola spalmato ) che descrive come piccole fotografie di una Varese che lo vede ammirato ed ammirare.
Assaporiamo un bell’incontro con la sua terra, il fiume Olona, le chiese, le valli e l’immensa natura che definisce come una donna nuda da ammirare. Sotto la luce dei suoi versi anche le paure sono esorcizzate dalla luna bella chiara e tonda, perfino ciò che dovrebbe essere rifiuto viene dall’autore osannato e recuperato nel ruolo globale e perfetto della natura, la puzza del letame come concime è vita.
Tutta la sua poesia è rigorosamente scritta in vernacolo, usa il dialetto come cassa di risonanza per dar maggiore luce alla valorizzazione delle cose semplice che sono scivolate  dalle nostre tasche o che abbiamo disseminato alle nostre spalle. Il risultato finale della silloge di Biumi è come una carezza sul cuore e sulla memoria, un monito a non disperdere il valore delle cose semplici. La traduzione a latere non sminuisce affatto il senso e la bellezze delle sue poesie.


Bartolomeo Errera (da:  “Leggere: tutti”)


 

Enea Biumi, nel suo passato remoto, è stato un cultore della poesia di Ungaretti. L’accezione di ermetico come “essenziale” lo ha portato ad una frequentazione di versi costituiti nella loro forza incisiva e fulminea. Il senso della vita e del tempo come tracce da seguire nell’approfondimento acuto della scrittura. Il percorso creativo lo ha condotto poi via via verso l’avanguardia, la parentesi narrativa di un appassionato di Gadda e Testori, la poesia d’ispirazione storica. Per approdare ora ad un puro esempio di limpida espressione poetica nella lingua varesina. Ma l’esito raggiunto è quello di un equilibrio quasi classico e tale da porsi, rispetto alla versione italiana realizzata dall’autore stesso, come vero e proprio testo originale a fronte. Tracce che hanno avuto, nel panorama nazionale delle varie lingue locali e nei suoi riferimenti più significativi, gli alti esempi di nomi come Franco Loi, Raffaello Baldini, Tolmino Baldassari, Emilio Rentocchini. Un’apparente semplicità che è, in realtà, come in passato scritto da Vittorio Sereni riferendosi ad un’opera di Paolo Ruffilli, frutto del più raffinato artificio; risultato ottenuto dalla pratica sapiente di un certosino limare. Equilibrio geometrico di significante/significato a contatto con una poesia essenziale intenta a colpire nell’intimo del lettore, coinvolgendolo in una riflessione che si annuncia già oltre il dato. Enea Biumi è uomo di passioni civili che dal quotidiano tendono a coinvolgere temi ampi che molto hanno colto anche da letterature altre, come quelle di area latino americana; ciò si è potuto vedere nella sua militanza svolta per anni dirigendo la rivista online “I poeti nomadi”, in collaborazione con l’artista argentino Poni Micharvegas. Ne “Il seme della notte” un tono bucolico e rievocante minimi dettagli di un sentire panico, si diffonde tenue a fotografare miniature di una limpidezza sostanziale. Così, sensi e sentimenti si denudano di ogni orpello e costruiscono la giusta parola del percepire immediato, l’icastica grazia del riconoscere.

Andrea Rompianesi
 

40 poesie – brevi, incisive, liriche originali -  nella nostra lingua varesina, con traduzione a fianco.

Ottima traduzione, ma più intrigante e vero il testo dialettale!

L’ex-ergo evoca  i quattro elementi fondamentali dei filosofi presocratici: acqua, aria, terra e fuoco, accompagnati da tre elementi fondanti di grande simbologia: Luce- Polvere- Cenere, vale a dire il qui-ora e l’oltre, la vita e la morte: un mondo, il mondo.

Il titolo infatti li riassume: “ La semènza du la nocc…” (Il seme della notte).

La ricchezza della perdita.

La lirica che fa da incipit è “una libera traduzione di un verso delle Bucoliche di Virgilio” : notte, ombra, tetti che fumano, il riposo di uomini e animali…

Fascino immortale dei classici.

Una chiave importante di lettura infatti è quella paesistica: la neve che gioca, la luna solleticante, l’uva di Angera, il gelso di villa Costa, il fontanile di Orino, l’Olona che salta e fa bisboccia, il lago lucente,…”il cinema aperto della natura”.

Ma la natura, il paesaggio, i luoghi, le cose sono sempre metafora di stati d’animo, di sentimenti veri, profondi e nuovi, evocativi come le domeniche a raccogliere mughetti al Brinzio o il sole inchiodato ai rami come un paiolo sul camino…mentre il vento s’arrampicava nel giardino…. con l’augurio che la natura acconsenta, benevola, a far tardare l’autunno..

Notevole anche il tema dei sentimenti ultimi, mai esibiti, permeati di malinconia: “chiara e scura è la vita/come un sentiero in mezzo a un bosco”

( ciàra e scura l’è la vita/ ‘m’è un santée  ‘n mèzz a ‘n bòsch) …, il rifiuto del dolore gratuito “perché i dispiaceri/arrivano/ come mosche intorno al letame”…

e “su queste ossa malmesse o abbacchiate/ mi butta addosso il senso della morte”( e sü ‘sti òss malandàa e mòcc/ al ma trà adòss la semènza du la nocc ) ,

mentre l’amore torna ad essere consolante nei suoi dettagli minimali: “Forse sono i tuoi occhi neri/ come l’uva americana/ che si sono fissati dentro/ nella mia mente”(Fórzi hinn i tò öcc négar /‘mè l’üga ‘mericàna /che s’hinn fissàa dènt in la mè mèent).

La forza e l’originalità di questi versi sono ben espressi nel sogno ironico e surreale, di un umorismo pieno di grazia e di gusto giocoso  di un Domeniddio in bicicletta che pedala su una rampa dell’universo, barba e capelli scalpitanti al vento (Ho sugnàa Domineddìu in biciclèta…)

Sembrano semplici, facili queste poesie: non lo sono affatto. Tradiscono conoscenze letterarie robuste, gusto dell’analisi e del dettaglio, giocati su sineddoche, sinestesie, allitterazioni, metafore, analogie, intuizioni psicanalitiche fulminanti…

Le tue poesie  ignorano la banalità, quel tergiversare che si consuma nel nulla e talora protegge dalla violenza della verità, impedendo di sporgersi nel vuoto.

Ottimo lavoro.

Con amicizia

M.Grazia Ferraris

 

Il noto attore, regista, scrittore, poeta, animatore e organizzatore di eventi culturali Enea Biumi, nome d’arte di Giuliano Mangano, ha pubblicato il suo ultimo libro di poesie Il seme della notte (La sumènza du la nòcc) in duplice versione linguistica, in italiano e in dialetto varesino. Poesie di splendido e incisivo lindore dell’espressione, rivolte a evidenziare nell’immediatezza dei piccoli gesti del quotidiano l’immensità degli abissi su cui le nostre coscienze sono sospese, con una lezione magistrale di scelta dei contenuti e di essenzialità nuda e pura delle forme. Andrea Rompianesi, in un’eccellente bandella di copertina, ricostruisce un efficace medaglione dello scrittore. Libro da leggere di un fiato.

 Sandro Gros-Pietro (da: Vernice, Genesi editore)