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Il Chiostro di Voltorre

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IL COMPLESSO MONASTICO DI S. MICHELE A VOLTORRE

Il toponimo Voltorre

Il toponimo Voltorre non è mai stato oggetto di un indagine specifica. Nella lingua latina “vultùr” (vòltur) e “Vulturiùs” significano avvoltoio, uccello di rapina e anche malasorte. Da una leggenda Gino Ghiringhelli riporta che il toponimo deriverebbe dal “locus ultor” in cui i Longobardi amministravano la giustizia mediante decapitazione dei colpevoli, la “damnatio capitis”. Il nome connesso alla fortezza severa che significava difesa e giustizia, come memoria, alla “vox-populi” di un’epoca dura, difficile, il cui superamento, legato ai valori della libertà e del lavoro, alla speranza, è scritto nelle pietre del complesso monastico Storicamente il luogo è citato come “Vulturni” nella Bolla di papa Anastasio IV del 6 aprile 1154 e nel “Liber notitiae Sanctorum Mediolani” dalla Bolla di papa Clemente IV del 7 febbraio 1265, denominato “Sancti Michaelis de Vulturio”. Dante Olivieri nota che si trova presso Oltrona “altori-ona” luogo più elevato, così Volturio si spiegherebbe con “altorium” come luogo elevato sulla palude circostante. L’assonanza di “Vol-our”, “altorium”, “Vùltur” e “vultùrius” rendono problematica la derivazione specifica del toponimo.

Nel 1094 il notaio varesino Vuariberto, con un atto rappresenta l’esistenza della località Voltorre sulla riva del lago, “ripa laci de Vultorio”.

Brevi accenni di storia del monastero di S. Michele

I benedettini

L’abate Guglielmo da Volpiano il 23 febbraio 1003, fonda S. Benigno di Fruttuaria (oggi S. Benigno Canavese), codificata nelle “Consuetudines Fructuarienses” una nuova forma monastica benedettina in Italia indipendente da Cluny, comprendente un centinaio tra monasteri e priorati. L’influenza è notevole nella zona dei laghi varesini. Con una bolla papa Anastasio il 6 aprile 1154 confermò a Fruttuaria il possesso di varie chiese. Nell’elenco trova posto anche l’”ecclesiam vulturni”, in cui è presumibile che fosse già sorto il monastero di S. Michele, nelle bolla viene menzionato S. Nicolao di Padregnano, S. Gervaso di Cucciago e S. Gemolo di Ganna.

Il 21 aprile 1197, l’abate Oberto di Fruttuaria attribuisce il priorato di S. Nicolao di Padregnano e il suo patrimonio al monastero di S. Michele, ottenendo in cambio che questi si accollasse il pagamento degli ingenti debiti. Contemporaneamente Il priore di Voltorre assunse il ruolo di vicario fruttuariense per i monasteri dell’ordine collocati a oriente del corso del Ticino fino al mare Adriatico. In questa veste i priori di Voltorre per oltre un secolo e mezzo appaiono attivi collaboratori degli abati generali di S. Benigno. La comunità monastica di S. Michele era composta da monaci e da conversi, ossia laici che partecipavano ai lavori manuali ed era governata da un priore, la cui nomina spettava agli abati generali di Fruttuaria.  Nel 1201 oltre al priore si contano 7 monaci e 13 conversi, altri 5 sono alloggiati alla “domus” di Cascina Mentasti nei pressi del castello di Belforte a Varese. Nel 1227 un documento elenca 8 monaci e 10 conversi, in seguito il numero tende a diminuire.

Un breve accenno dei priori benedettini di cui si ha notizia:  Ugo  1179; Ugone da Arsago 1197; Guido da Givio 1213; Petrus da Olivo 1227; Ardizzone da Clivio 1269, Bonifacio conte di Masino 1318. Il 17 marzo 1333 il papa Giovanni XXII assegnò a S. Michele il cardinale Annibaldo vescovo di Tuscolo primo commendatario di Voltorre, Thomas di Bagnuolo vicario generale 1348; Fazinus di Burolo 1367. Nel 1388 la sede è vacante quando tre monaci risultano governare se stessi e il priorato. Dal 1456 al 1471 regge il monastero l’ultimo priore benedettino Filippo de Besotio (Besozzo). A Filippo succede il commendatario Tommaso Orrigoni di nobile famiglia varesina. Con Bolla di papa Innocenzo III del 1488 gli subentra Alessandro Sforza. La perdita di vigore della riforma monastica e l’efficacia dell’azione dei monasteri, fanno precipitare la situazione patrimoniale e peggiorano l’impossibilità di ricondurre al commendatario i beni. Nel 1518 Alessandro Sforza non riesce a risollevare il monastero di Voltorre, dopo l’intervento anche di papa Leone X, cede le pertinenze e i beni ai canonici Lateranensi di Santa Maria della Passione di Milano.

Il 27 marzo 1519 vengono definiti gli accordi preliminari tra Alessandro Sforza e due delegati dei canonici di Santa Maria, il 4 giugno i tre benedettini superstiti di Voltorre, Laurentius de Verris, Petrus de Mesenzana e Alexander de Sacchis delegano lo Sforza e Simone de Gentilitiis a procurare l’incorporazione del monastero a Santa Maria, l’8 settembre Leone iX con lettera apostolica dispone l’incorporazione, il 22 settembre Francesco I imperatore concede il “placet”, il 14 ottobre i canonici di Santa Maria ratificano l’incorporazione di S. Michele. Il 16 ottobre 1519 due canonici di Santa Maria prendono possesso del monastero.

I Lateranensi

Con il passaggio ai lateranensi termina la fase monastica benedettina e contestualmente cessò la residenza della comunità religiosa. I lateranensi si limitarono ad inviare un canonico alla volta per seguire da vicino la gestione patrimoniale e dei fondi agricoli. Il 20 giugno 1539 l’imperatore Carlo V con decreto dato in Toledo, istituisce il mercato di Gavirate, il mercato comprendeva granaglie, frutta, verdura, funghi, animali da cortile e da stalla, pesci; a questo non era estranea la presenza dei Lateranensi di Voltorre che si trasformarono il centro come redditizia azienda agricola.

Negli anni a metà XVII secolo spicca per il suo attivismo il canonico milanese don Raffaele Appiani,  che aumenta la potenzialità come azienda agricola e fa eseguire numerosi lavori di sistemazione del complesso. Rivolse la sua attenzione alla gestione del patrimonio fondiario, minacciato dalle guerre e dalle carestie (nel 1636 il complesso fu danneggiato dai francesi), sistemò la corte rurale che era costituita da un vasto recinto attraversato dalla strada proveniente da Comerio, in cui si accedeva attraverso due portali in pietra, qui vi era l’ingresso principale dotato di un’epigrafe datata 1643. A ricordo dei lavori dell’Appiani sono parte delle scritte ancora visibili nel chiostro sopra il pozzo e sopra la porta d’ingresso verso il lago con una targa affrescata e sorretta da ngioletti datata 1640. Nei piani superiori vennero ristrutturati i locali e in uno di essi conserva ancora un camino in marmi colorato con stucchi e affreschi.

I Lateranensi Canonici del Capitolo dell Basilica di San Giovanni in Laterano rimangono attivi nel monastero dagli inizi del XVI fino al termine del XVII secolo.

La chiesa di S. Michele, la Torre e il chiostro

La chiesa si trova ai margini occidentali del complesso. Un privilegio pontificio del 1154 contiene la notizia della chiesa edificata a Voltorre, dedicata a S. Michele, il cui culto era devoto al popolo longobardo, pertanto si presume che fosse già esistente prima del 1154.

La torre è elemento di spicco del complesso e fu costruita prima del lato settentrionale del chiostro, al quale oggi è unita, le sue caratteristiche hanno fatto pensare che in origine fosse una torre militare medievale, alla sua forma attuale non ci sono elementi per dimostrare che risalga ad un epoca anteriore a quella romanica. Oggi è impossibile capire quale fosse la struttura originaria della cella campanaria per le varie manomissioni, l’ultima negli anni ’30 del secolo scorso

Sulla torre campanaria fino agli inizi del 1900 faceva sentire il suo suono la piccola campana in bronzo risale la campana in bronzo (una delle più vecchie d’Italia), recante la scritta “BLASINUS MAGISTER STEMALIUS DE LUGAPO”, che induce  ad attribuirla tra il Trecento e il Quattrocento.

La collocazione del chiostro è decisamente anomala, in quanto non si trova sul fianco meridionale della chiesa, e questo dà la certezza che è stato costruito dopo la chiesa e la torre. Il primo documento che menziona l’esistena del chiostro è del 1202 che sono gli anni in cui è attivo Lanfranco da Ligurno, maestro comacino che ha lasciato la firma datata 1265, visibile sul penultimo capitello sulla parete verso Nord-Est: “+LA FRÃC MAG STER FIL DOMERGATII DELI VVRNO”. Quindi è ipotizzabileche Lanfranco non sia solo l’esecutore dei capitelli, ma anche progettista del chiostro

Dequalificazione del complesso monastico

Sul finire del XVIII secolo con l’avvento della repubblica Cisalpina, Napoleone continua lopera iniziata dal governo austriaco nel 1786, l’espropriazione dei beni monastici. Nel 1797 viene tolto il beneficio ai Lateranensi e posto in vendita immobiliari e terre a vari proprietari. Il chiostro e gran parte degli edifici rurali e i fondi agricoli erano già stati acquistati dagli Alemagna e i Bernago. Il complesso monastico nel XIX secolo perde la sua unitarietà, l’importante centro religioso, politico, amministrativo, che per otto secoli ha operato, si riduce a residenza rurale frazionata, deposito di attrezzi agricoli e masserizia.

Nei primi anni del ’900 inizia un nuovo interesse per salvaguardare le condizioni del Chiostro, ma il cammino è difficile, nel 1913 scoppia un grosso incendio causa la distruzione del lato est e il crollo del tetto dell’ala nord del chiostro. Dopo l’incendio si effettuano perizie per salvare ed acquistare il chiostro, solamente nel novembre del 1917 diviene proprietà al Demanio. Nei primi anni ’30 hanno inizio interventi di restauro, Nel 1967 la Provincia di Varese ripristina le parti acquistate dal Demanio. Nel 1977 ha inizio l’utilizzazione degli ambienti, la gestione è affidata al Comune di Gavirate e alla Pro Loco, i quali organizzano manifestazioni culturali: concerti, mostre, seminari. Nel 1971 viene abbandonata, poi sconsacrata la vecchia chiesa ed entra in funzione la nuova costruita nei pressi. Negli anni ’90 il chiostro ha avuto il suo giusto riconoscimento con la conclusione dei lavori di recupero e restauro dell’intero complesso monastico.

Stralci dei testi di Pierguido Baj, Giancarlo Biotti e Giuseppe Molinari, da: “Voltorre” una proposta di recupero, edito dall’Aministrazione Provinciale di Varese nel 1988

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INTERNO DELLA CHIESA DI SAN MICHELE

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